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Romeo e Giulietta all'Eliseo PDF Print E-mail
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Una rilettura del classico shakespeariano che guarda, grazie a registi e interpreti, al mondo del cinema. Scamarcio, bello del grande schermo per eccellenza, è Romeo; la bella Deniz Ozdogan, già con Albertazzi e altri mostri sacri del nostro palcoscenico, è Giulietta, e le file al botteghino sono assicurate. Anche se, per chi ama il teatro tout court, l'appeal maggiore sarà nella regia di un navigato e sensibile teatrante totale come Binasco e dalla penna caustica di uno straordinario 'pittore' di provincialismi e marginalità come Paravidino.
È quasi tutto troppo con Shakespeare. E Romeo e Giulietta ha persino un troppo in più.

 

È un’opera così famosa che è impossibile sfuggire al già visto. In più mi accorgo che del testo mi piacciono soprattutto cose marginali: i personaggi secondari, il tono da commedia, il provincialismo italiano. (...)

Insomma, la cosa che  attira in Romeo e Giulietta è la crudeltà, spesso involontaria ma ancor più spesso consapevole, che nasce dall’imbecillità umana. A parte i due protagonisti, in qualche modo ‘salvati’ dall’innamoramento e dall’innamoramento convertiti al pacifismo, tutti gli altri si muovono minacciosi e vittoriosi verso il domani dell’umanità. Che è il nostro oggi, purtroppo. (...) Se la morte dei due innamorati doveva servire a placare gli animi, secondo le teorie di René Girard, allora ci troviamo dinnanzi a due capri espiatori. All’epoca di Shakespeare è probabile che lo shock morale della morte di due innocenti fosse sufficiente a fermare un’escalation di stragi. Oggi non funziona più. I capri ammazzati son capri morti e basta, di espiatorio non si vede nulla. (...